02.06.2018. By Ilaria Tipa'

Criticità dell'Interpretazione Simultanea

Vi abbiamo già presentato lInterpretazione Simultanea e abbiamo avuto modo di raccontarvi quanto stress essa possa causare alla mente dell’interprete e cosa accada nel micro-mondo della cabina di simultanea, ora entriamo nel vivo della questione e iniziamo ad analizzare insieme quali sono le principali difficoltà che un professionista in cabina di simultanea si trova ad affrontare a prescindere dalle combinazioni linguistiche con cui lavora.

Suddivideremo le difficoltà in due macro-sezioni: quelle strettamente legate all’oratore e alla sua modalità di espressione sia in termini di contenuti che di eloquio; e quelle interne al testo da interpretare: la differenza di strutture tra le due lingue, la presenza o meno di un testo scritto e gli elementi culturalmente rilevanti come metafore, humour, proverbi e citazioni.

Iniziamo dalla prima categoria.

Le Criticità Strettamente Legate all’Oratore
Incoerenza nel flusso dei contenuti presentati dall’oratore

Quando si parla di oratori presso fora internazionali o grandi conferenze, si potrebbe tendere a dare per scontato il fatto che essi siano anche dei buoni oratori, questo tuttavia non è sempre vero, anzi, come sottolinea Pearl:

It is only relatively recently in the history of diplomacy, with the rise of international organizations, that speaking in public has become part of a diplomat’s job description. (…) The ability to speak impromptu, coherently and lucidly in public is a talent that by no means everyone possesses and is of an entirely different order from the ability to hold one’s own in private conversation.

(Pearl,1999: 8)

Quindi non tutti gli oratori saranno in grado di presentare discorsi coerenti e logici, ma l’interprete in ogni caso non potrà essere esonerato dal compiere il suo lavoro. Egli si troverà a dover gestire delle contraddizioni o punti di mancata coerenza che potrebbero passare inosservati o essere corretti automaticamente da ascoltatori che comprendano la lingua di partenza, ma che creerebbero non pochi dubbi e mettendo in pericolo la resa del messaggio quando questo viene tradotto in lingua di arrivo, poiché tali elementi non riescono ad attraversare la barriera linguistica (Pearl, 1999).

Apparirà chiaro come sia impossibile superare questo tipo di criticità, infatti, sebbene alle volte sia concepibile correggere le incoerenze, soprattutto quando esse sono macroscopiche ed evidenti, altre può essere rischioso imbarcarsi in una correzione non sapendo se l’incoerenza dell’oratore è davvero inconscia oppure se fa parte di una sua deliberata strategia comunicativa.

Interventi presentati in una lingua diversa dalla madrelingua dell’oratore

In occasioni a carattere multinazionale o internazionale alcuni oratori potrebbero trovarsi a utilizzare una lingua che non sia la loro lingua madre e di cui spesso non hanno un controllo sufficiente. Si tratta di una situazione poco felice per loro stessi quanto per coloro che devono interpretarli, infatti sarebbe meglio se essi potessero utilizzare una lingua con la quale si sentono a proprio agio e riescono ad esprimersi in modo meno difficoltoso.

Come sottolinea Pearl (1999) alle volte questo problema potrebbe esser risolto se gli interpreti proponessero a un oratore di parlare nella sua prima lingua e di avvalersi del loro lavoro creando una condizione vantaggiosa per tutti, ma questo non avviene quasi mai perché tra gli interpreti, gli organizzatori di eventi e gli oratori vi è una tendenza di “don’t ask, don’t tell ” per cui nella scelta dell’oratore, ad esempio all’interno di una delegazione, il fattore “competenza linguistica” non viene quasi mai preso in considerazione; e anche quando gli interpreti seguono il consiglio di Pearl e provano effettivamente a suggerire a un oratore di parlare nella sua lingua madre, questi raramente approfitta della possibilità che gli viene data, soprattutto perché molto spesso nei convegni viene chiesto a tutti coloro che prendono la parola di farlo in inglese senza effettivamente porsi il problema della competenza linguistica dei vari oratori o pensare alle difficoltà aggiuntive che parlanti poco sicuri e poco fluenti possono generare per gli interpreti.

Principali Aspetti della Delivery

Parametri fondamentali che possono creare difficoltà nello svolgimento del lavoro d’interpretazione sono il ritmo, l’accento, l’intonazione dell’oratore e soprattutto la velocità d’eloquio.

Riguardo quest’ultima, un ritmo di 100-120 parole al minuto è stato ritenuto adeguato per l’IS ad un simposio dell’AIIC[1] nel 1965 al quale sono seguiti diversi studi sperimentali che hanno mostrato la validità di tale valore, tra cui quelli di Gerver (1969/2002).

L’autore ha evidenziato come ricevendo input superiori alle 120 parole al minuto diminuisca la percentuale di testo interpretata correttamente.

Per quanto concerne invece l’intonazione è bene sottolineare che un andamento monotono dell’oratore può rendere un discorso più arduo da interpretare.

Le variabili legate alla delivery dell’oratore sono difficilmente controllabili e i problemi che esse creano sono irrisolvibili per l’interprete, il quale come unica arma drastica possiede quella di segnalare che, nel caso in cui l’oratore non diminuisca la sua velocità d’eloquio, il servizio d’interpretazione verrà interrotto. Tuttavia questa può rappresentare soltanto una risorsa estrema che rischia di avere conseguenze negative sulla reputazione dello stesso interprete e va utilizzata con parsimonia estrema.

[1]Disponibile in: http://www.aiic.net/ViewPage.cfm?article_id=8&plg=2&slg=2

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