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Wednesday, 17 April 2019 15:49

Tradurre la moda in cinese

Un’ardua missione non impossibile

Una settimana di formazione in ambito di alta moda si è appena conclusa, uno degli organizzatori, a fine lavoro, mi ha stretto la mano e ha detto: “Il fattore traduzione ha determinato la metà del successo di questa edizione del corso di formazione.”. A queste parole, avevo l’impressione che gli occhi si fossero già riempiti di lacrime di gioia. Una semplice frase che racchiudeva il cuore del nostro lavoro di Élite Simultanea: prima di ogni lavoro investiamo un’enorme quantità di risorse per prepararci al meglio mettendo in gioco tutte le nostre capacità per dare il massimo al cliente. Forniamo il miglior ponte per la comunicazione alle due parti coinvolte nel nostro servizio.

La preparazione fa la differenza

Alle volte, chi è estraneo al nostro settore non ha modo di comprendere appieno quale sia la differenza sostanziale tra noi interpreti di Élite Simultanea e tutti gli altri. Noi, oltre a correre come pazzi per apprendere il maggior numero di informazioni e conoscenze tecniche e specifiche possibili, abbiamo la tendenza a ricercare sempre e comunque la perfezione. Lo facciamo anche quando lavoriamo in settori per nulla semplici. Lo facciamo anche quando, prima del lavoro, non abbiamo che un titolo generico –come è successo per questo caso del corso di formazione– e nessun contenuto dettagliato, men che mai  materiale di riferimento per prepararci.

Gli interpreti e i traduttori sono eclettici e debbono mantenere intatta la loro sete di conoscenza. Bene, dunque decido che tutto quello che posso fare è iniziare dalla storia dei grandi marchi della moda. Dopo questi preparativi preliminari, diventa fondamentale essere molto attenti durante il lavoro e cogliere velocemente l’utilizzo di alcuni termini specifici. Nel farlo scopro, ad esempio, che “stylist” devo tradurlo in cinese come “colui che abbina i capi” (搭配师) e non come stilista/designer (设计师).

Evocare immagini con le parole

Le descrizioni utilizzate durante il corso sono molto dettagliate e pittoresche, fanno parte di quella categoria di concetti che non possono certo essere tradotti letteralmente. Bisogna ben comprendere le sensazioni che l’uso delle parole italiane trasmette e tradurre quello, non è compito facile. E qui entra in gioco la conoscenza della propria lingua madre e la capacità di costruire metafore e figure retoriche diviene imprescindibile.

Ad esempio, durante il corso sul pizzo, mi è capitato traducendo di dire:

Bisogna seguire l’andamento del pizzo per disegnare le pieghe, bisogna ascoltare la sua voce, comprenderne appieno la ragion d’essere…

beh, sono stata molto soddisfatta di me stessa. Gli studenti degli istituti di moda e belle arti si appassionano e amano le spiegazioni dei maestri. Questa volta la mia traduzione ha ottenuto la piena approvazione da parte degli organizzatori cinesi.

Il successo intramontabile della moda italiana è inseparabilmente legato al patrimonio artistico del Bel Paese.

Gli studenti cinesi durante il corso hanno chiesto spesso e volentieri come si possano comprendere le tendenze nella moda e gli insegnanti hanno risposto che la formazione artistica è fondamentale, per esempio, nel saper individuare gli elementi barocchi nella moda.

Beh, posso assicurarvi che per tradurre questo tipo di contenuti è necessario che l’interprete abbia una solida cultura generale; per non parlare di quando l’insegnante commentava un video con delle tecniche di cucitura, con un fiume di aggettivi e con le immagini che si alternavano molto velocemente. Non ho potuto far altro che ammirare la preparazione della docente e al tempo stesso iniziare a fare una vera e propria interpretazione simultanea per non rimanere troppo indietro.

Che dire, in sei ore di duro lavoro di traduzione al giorno, i momenti di edificante soddisfazione non sono mancati.

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I misteri della libera professione

Normalmente quando un cliente o un futuro tale ci contatta, la prima cosa che ci chiede è se siamo disponibili per una certa data. E fin qui direte giustamente voi, che problema c’è? Nessuno, vi rispondo io.

Rispondiamo cordialmente alla mail o diciamo al telefono al cliente o al contatto che ci chiede disponibilità che sì, in quella data ci siamo, dunque va bene, procediamo pure con la formulazione del preventivo.

Il terzo passaggio fondamentale è il momento in cui consegniamo il preventivo, la nostra migliore offerta per quel servizio. Di norma chi lo riceve non è in grado di darci una conferma immediata, il massimo che possa fare è dirci:

Va bene, la ringrazio, allora Lei mi tenga un’opzione e le faccio sapere a breve.

Anche qui, nessun problema, almeno all’apparenza. Noi, da precisini quali siamo, prediamo subito la nostra bella agendina, per sicurezza segniamo la data e il tipo evento, chi ci ha contattati e anche il preventivo fatto, giusto per non dimenticare niente. Dato che siamo particolarmente scrupolosi e non ci piace incappare in più lavori che si sovrappongono, sapete che facciamo? Mettiamo una nota anche sul calendario elettronico: su Thunderbird e pure su Google Calendar, così si aggiorna in automatico anche il calendario sul cellulare.

Ora non ci resta che aspettare la conferma o la disdetta del lavoro.

Inizialmente e ingenuamente, non chiedevo di darmi conferma a priori entro una certa data e non facevo presente che nel caso in cui quell’opzione poi venisse cancellata a ridosso dell’evento ci sarebbe stata una penale da pagare. Ebbene, almeno qualcosa l’esperienza insegna.

Le attese di conferma possono diventare silenzi perpetui. Non da tutti, eh, intendiamoci. I clienti con cui lavoro più spesso, chi mi conosce bene sa che il tempo è denaro, soprattutto per noi liberi professionisti, ancor più per noi interpreti di cinese; dunque non appena sanno che l’evento è confermato o che il cliente cinese ha scelto qualcun altro si affretta a comunicarlo.

Si tratta, però, di casi rari, di persone ormai di fiducia. Non succede con i primi contatti, soprattutto con i clienti privati e su questo punto devo proprio spezzare una lancia a favore delle agenzie che conoscendo bene il campo, normalmente, si premurano di avvisarci in ogni caso.

Oggi inviamo mille email al giorno, alcune di poche parole, altre lunghe ed elaborate e io mi chiedo, e noi ci chiediamo, ma cosa costerà mai scrivere due righe e dire:

Gentile Dottoressa, abbiamo optato per un altra offerta. Alla prossima e grazie.

Mica è chiedere tanto, no?

Eppure una riga, nemmeno due, del genere, ci permettono di depennare la famosa Opzione che avevamo inserito in agenda, di liberare uno slot di tempo, di organizzare meglio il nostro lavoro.

Una riga ci potrebbe cambiare l’organizzazione di una intera settimana.

E invece no e noi teniamo le opzioni per più giorni, lì, sulla nostra agenda – eh sì, non dimentichiamolo, noi ci muoviamo in anticipo, se dobbiamo essere a Milano il 01 giugno di prima mattina, dovremo segnare nell’impegno anche il pomeriggio del 31 maggio e, nella peggiore delle ipotesi, anche la mattina del 02 giugno. Quindi ecco che cancellare un’opzione il 01 giugno, implica, per noi, liberare non uno, ma ben tre giorni.

Siamo noi a doverci preoccupare, se arriva un’altra offerta in quei giorni, di chiamare il cliente e chiedere notizie e magari quello ci dice:

Ah, scusi, mi è passato di mente, abbiamo risolto altrimenti.

Non è chiedere tanto, tutto sommato, un po’ di rispetto per il tempo di chi lavora. E basta tanto poco, come d’altronde, quando sono i clienti a chiederci la disponibilità si aspettano una nostra risposta, a prescindere da quale essa sia e noi siamo felici di darla.

Alle volte per garantire una cooperazione senza intoppi non ci vuole poi molto.

A oggi stabiliamo la politica di cancellazione di un lavoro dopo aver ricevuto la conferma per lo stesso, perché il nostro tempo ha un valore, e abbiamo dovuto iniziare anche a terminare le email di offerta e di conferma di opzione con:

Qualora entro il XX XX XXXX non avremo ricevuto un vostro riscontro ci riterremo liberi da ogni impegno nei vostri confronti.

Ci dispiace doverlo fare, avremmo preferito che non fosse necessario, ma insomma, se gli altri non rispettano il nostro tempo e non ne comprendono il valore, dobbiamo farlo almeno noi stessi.

 

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