Wednesday, 17 April 2019 15:49

Tradurre la moda in cinese

Un’ardua missione non impossibile

Una settimana di formazione in ambito di alta moda si è appena conclusa, uno degli organizzatori, a fine lavoro, mi ha stretto la mano e ha detto: “Il fattore traduzione ha determinato la metà del successo di questa edizione del corso di formazione.”. A queste parole, avevo l’impressione che gli occhi si fossero già riempiti di lacrime di gioia. Una semplice frase che racchiudeva il cuore del nostro lavoro di Élite Simultanea: prima di ogni lavoro investiamo un’enorme quantità di risorse per prepararci al meglio mettendo in gioco tutte le nostre capacità per dare il massimo al cliente. Forniamo il miglior ponte per la comunicazione alle due parti coinvolte nel nostro servizio.

La preparazione fa la differenza

Alle volte, chi è estraneo al nostro settore non ha modo di comprendere appieno quale sia la differenza sostanziale tra noi interpreti di Élite Simultanea e tutti gli altri. Noi, oltre a correre come pazzi per apprendere il maggior numero di informazioni e conoscenze tecniche e specifiche possibili, abbiamo la tendenza a ricercare sempre e comunque la perfezione. Lo facciamo anche quando lavoriamo in settori per nulla semplici. Lo facciamo anche quando, prima del lavoro, non abbiamo che un titolo generico –come è successo per questo caso del corso di formazione– e nessun contenuto dettagliato, men che mai  materiale di riferimento per prepararci.

Gli interpreti e i traduttori sono eclettici e debbono mantenere intatta la loro sete di conoscenza. Bene, dunque decido che tutto quello che posso fare è iniziare dalla storia dei grandi marchi della moda. Dopo questi preparativi preliminari, diventa fondamentale essere molto attenti durante il lavoro e cogliere velocemente l’utilizzo di alcuni termini specifici. Nel farlo scopro, ad esempio, che “stylist” devo tradurlo in cinese come “colui che abbina i capi” (搭配师) e non come stilista/designer (设计师).

Evocare immagini con le parole

Le descrizioni utilizzate durante il corso sono molto dettagliate e pittoresche, fanno parte di quella categoria di concetti che non possono certo essere tradotti letteralmente. Bisogna ben comprendere le sensazioni che l’uso delle parole italiane trasmette e tradurre quello, non è compito facile. E qui entra in gioco la conoscenza della propria lingua madre e la capacità di costruire metafore e figure retoriche diviene imprescindibile.

Ad esempio, durante il corso sul pizzo, mi è capitato traducendo di dire:

Bisogna seguire l’andamento del pizzo per disegnare le pieghe, bisogna ascoltare la sua voce, comprenderne appieno la ragion d’essere…

beh, sono stata molto soddisfatta di me stessa. Gli studenti degli istituti di moda e belle arti si appassionano e amano le spiegazioni dei maestri. Questa volta la mia traduzione ha ottenuto la piena approvazione da parte degli organizzatori cinesi.

Il successo intramontabile della moda italiana è inseparabilmente legato al patrimonio artistico del Bel Paese.

Gli studenti cinesi durante il corso hanno chiesto spesso e volentieri come si possano comprendere le tendenze nella moda e gli insegnanti hanno risposto che la formazione artistica è fondamentale, per esempio, nel saper individuare gli elementi barocchi nella moda.

Beh, posso assicurarvi che per tradurre questo tipo di contenuti è necessario che l’interprete abbia una solida cultura generale; per non parlare di quando l’insegnante commentava un video con delle tecniche di cucitura, con un fiume di aggettivi e con le immagini che si alternavano molto velocemente. Non ho potuto far altro che ammirare la preparazione della docente e al tempo stesso iniziare a fare una vera e propria interpretazione simultanea per non rimanere troppo indietro.

Che dire, in sei ore di duro lavoro di traduzione al giorno, i momenti di edificante soddisfazione non sono mancati.

Tuesday, 08 January 2019 16:22

Al "centro" tavola con i cinesi

Questo articolo fa parte della serie #Atavolaconicinesi.

Leggendo Centro-Tavola sono sicura che moltissimi di voi avranno immaginato quei bei vasi pieni di fiori o di ogni altro bene possibile che le nostre mamme e le nostre nonne piazzavano al centro delle tavolate natalizie o dei giorni di festa.

Bene, toglietevelo dalla testa per un attimo e pensate, invece, al centro fisico di un tavolo. Tenetelo a mente e concedetemi una piccola digressione d’obbligo per spiegare perché la “centralità” sia così importante per i nostri amici cinesi a tavola, ma non solo.

Molti di voi sapranno, per sentito dire magari, che la parola stessa che indica la Cina, in cinese, significa “Paese o o Regno del Centro” anche se spesso “centro” lì viene tradotto con “mezzo” e la Cina diviene il “Paese di Mezzo”, ma tenete a mente che quel “mezzo” non deve essere inteso come “tra” ma proprio come “al centro”. Guardatelo quanto è carino il carattere che significa “centro” , lo vedete bene che il quadratino è esattamente posto al centro della linea verticale.

Nella tradizione cinese era credenza generale che la terra fosse un quadrato e che il cielo fosse un cerchio (tenete a mente anche il cerchio, dunque abbiamo un centro e un cerchio) e che l’ombra tonda che il cerchio del cielo proiettava sul quadrato della terra, dunque la zona “Sotto al Cielo” (天下 tiānxià termine ancora oggi utilizzato per indicare il mondo intero), corrispondesse esattamente al territorio occupato dall’impero cinese. Dunque la Cina era il centro, il cerchio nel quadrato, ai cui angoli rimanevano le terre barbare potenzialmente colonizzabili.

Bene, fine della digressione e torniamo al nostro centro-tavola.

Ora dovreste meravigliarvi ben poco se vi dicessi che i tavoli in Cina sono per lo più tondi e che il cibo viene posto tutto al centro e che dai piatti centrali tutti coloro che sono seduti intorno al cerchio attingono.

Un tavolo tondo come il Cielo, dunque. Al cui centro si pone tutto il cibo.

Questa è probabilmente la più grande differenza da tenere a mente quando siamo a tavola con gli amici cinesi. Loro non sono assolutamente abituati al nostro modo di avere ognuno suo piatto, con la sua pietanza dentro che ognuno mangerà singolarmente.

Il modo di mangiare dei cinesi è estremamente più improntato alla condivisione rispetto a quello a cui noi siamo abituati, per questo se li poniamo di fronte al menù del ristorante e ci aspettiamo che scelgano un primo, un secondo e un contorno, li stiamo mettendo in grande difficoltà, gli stiamo chiedendo di fare qualcosa che per loro è completamente estraneo.

E poi c’è il pericolo del gusto. “E se ordino un piatto di quelli che l’interprete mi ha appena tradotto e che non conosco assolutamente e poi non mi piace? Perderò la faccia io e la farò perdere anche al mio amico italiano.” Ecco cosa pensano mentre sorridono con aria imbarazzata ascoltando le traduzioni dei menù.

Cosa fare dunque?

pastedGraphic_1.pngTip d’Élite

Manteniamo la centralità

La scelta migliore perché i nostri ospiti cinesi mangino e non si sentano sotto pressione è quella di

ordinare noi più piatti diversi che vogliamo far loro assaggiare e metterli al centro del tavolo. Prendendo da lì si sentiranno meno sotto pressione e liberi di mangiare una quantità maggiore del piatto che preferiscono.

Continuate a leggere gli articoli della serie #Atavolaconicinesi per scoprire quali siano i piatti migliori da inserire in un menù per gli ospiti cinesi.

Saturday, 29 December 2018 16:21

A tavola con i cinesi

Quasi sempre accade che se c’è una delegazione di ospiti cinesi si debba pensare anche all’organizzazione dei pranzi o delle cene da trascorrere insieme.

Se ai livelli più alti e più ufficiali il problema si pone relativamente perché le cene ufficiali non prendono poi così tanto in considerazione i gusti degli amici stranieri, le cose cambiano radicalmente quando sono delle aziende o gli organizzatori di eventi più piccoli a essere alle prese con i menù per gli ospiti cinesi, soprattutto se le visite durano più giorni e quindi un maggiore numero di pasti va pensato.

Se c’è un aspetto che lega la cultura italiana a quella cinese è senz’altro l’importanza che viene attribuita al cibo e al vero e proprio rito del mangiare insieme, che sia in famiglia, con gli amici o per un incontro d’affari, per cinesi e italiani se ciò avviene davanti a un piatto pieno e con un bicchiere colmo sotto gli occhi, è sicuramente meglio.

Sedersi intorno a un tavolo con amici, colleghi, partner e familiari è dunque un punto di incontro tra due mondi diversi, ciò che cambia, però, sono le consuetudini che regolano questi momenti di convivialità e sicuramente sono anche i contenuti di quel piatto e di quel bicchiere.

Ai cinesi piace mangiare italiano o meglio portarli ai ristoranti cinesi? Ordiniamo un risotto e li facciamo contenti? Meglio portarli a mangiare carne o pesce? E la pizza, la mangiano? Meglio un menù fisso o farli ordinare alla carta?

Per aiutarvi a risolvere questi interrogativi esistenziali e di fondamentale importanza, abbiamo pensato alla serie di articoli che seguiranno questo. Raccontateci anche voi se avete avuto esperienze in merito e come le avete gestite utilizzando l’hashtag #Atavolaconicinesi.

Di questa serie fanno parte:

Saturday, 16 February 2019 16:18

Cosa mangiare con i cinesi

Questo articolo fa parte della serie #Atavolaconicinesi

Dunque abbiamo già stabilito che quando abbiamo degli ospiti cinesi e dobbiamo organizzare un pranzo o una cena seduti a tavola punteremo ad avere tutto il cibo al centro tavola e non chiederemo agli ospiti di ordinare una singola pietanza dal menù per non metterli in difficoltà.

Ma se siamo noi a dover ordinare, cosa sarà meglio scegliere?

La nostra esperienza di vita tra il mondo cinese e quello nostrano, la nostra conoscenza dei gusti dei nostri amici asiatici ci ha portato a riflettere su quali tipi di piatti della nostra cucina sia meglio offrire loro per far sì che, da un lato, gustino dei sapori della nostra tradizione e dall’altro riescano ad accettarli perché consistenze e sapori non si allontanano troppissimo dal cibo a cui sono abituati.

D’altronde è risaputo che uno dei maggiori punti di convergenza tra la cultura italiana e quella cinese è proprio l’importanza che sia noi che gli amici cinesi diamo al cibo, alla convivialità, al mangiare insieme, perciò non possiamo proprio permetterci di fare una brutta figura quando li invitiamo a mangiare.

Iniziamo quindi a entrare nel merito e a vedere dei principi generali da seguire sempre, per poi passare nello specifico ai piatti forti da ordinare e a quelli da evitare:

  • non ordinare mai riso. Vi chiederete: Ma come, i cinesi non sono quelli che mangiano sempre riso? Sì, è vero, ma aggiungerei c’è riso e riso e soprattutto c’è modo e modo di cucinare il riso. I cinesi trovano il nostro riso troppo duro, i risotti sono qualcosa di strano per loro. Se vi è mai capitato di mangiare riso in un ristorante cinese in Italia (e di questo parleremo nei prossimi articoli) saprete che il riso cinese è di solito a chicco lungo e sottile, viene saltato appena in padella con verdure, carne o gamberi o viene servito bianco come accompagnamento agli altri piatti, il concetto di riso immerso in una qualsiasi salsa è difficile da concepire per un cinese e sarà molto scettico a provarlo.
  • attenti alla “pasta”! Se per caso vi trovate a dover spiegare cosa state ordinando a un ospite cinese e lo provate a fare in inglese, state attenti al termine “pasta”! In cinese 意大利面,ovvero “pasta italiana” e di conseguenza l’inglese “Italian pasta” è diventato quasi sempre sinonimo di spaghetti, quindi se poi arriva un bel piatto di penne vedrete apparire un’espressione inevitabilmente delusa sul volto del vostro interlocutore cinese. Dovrete spiegargli che in Italia la parola “pasta” si applica a mille forme e mille colori … sarà meglio ci sia un interprete al vostro fianco!
  • non sottovalutate l’importanza delle salse. Qualsiasi piatto ordiniate cercate di tenere presente che i cinesi sono abituati a mangiare pietanze molto condite e speziate, soprattutto se si tratta di carne e pesce, i nostri ottimi piatti semplicemente grigliati (vedi bistecche, grigliate miste, pesce arrosto) non riceveranno grande accoglienza dagli ospiti asiatici.
  • non dimenticate la zuppa. I cinesi sono soliti avere almeno una zuppa a tavola, in parte ciò è dovuto al fatto che rispettando i dettami della medicina cinese (e a dire il vero anche la medicina occidentale è concorde) è bene non bere troppi liquidi durante i pasti, soprattutto è bene evitare bevande fredde, perciò i cinesi sono abituati a bere una zuppa o del tè caldo, ma difficilmente bevono acqua o altre bevande. Se possibile, ordiniamo una zuppa di verdura o di pesce, li faremo molto felici con poco.

Il nostro viaggio continua con “Cosa Bere con i Cinesi” e con gli articoli dedicati ai Piatti Forti e a quelli da Evitare.

 

Saturday, 22 December 2018 16:11

Cinalateo: cosa fare e non fare con i cinesi

I cinesi, si sa, sono strani. O forse no, forse sono solo diversi da noi. Forse è solo che vengono da un altro mondo. Un mondo che si scopre solo quando ci si avvicina a esso, per rendersi conto che, a nostra quasi totale insaputa, lontano da noi, ma poi nemmeno così tanto considerando che anche anticamente ci siamo quasi trovati a essere imperi confinanti …

Ricordo ancora, una lontana mattina di ormai 10 anni fa – mentre ero in piedi davanti a una bacheca elettronica in cui comparivano gli orari delle lezioni del mio primo giorno di università -vedendo apparire la scritta: “Lingua e Cultura Cinese I” di essermi chiesta: “Chissà se i cinesi scrivono ancora con i disegnigni?”

Ebbene sì, non ne sapevo proprio niente. La Cina e i suoi abitanti erano dei grandi sconosciuti per me, allora, un po’ come possono esserlo per voi, oggi. Per voi che dovete però incontrarli per affari o perché c’è in arrivo una delegazione ufficiale dal Paese di Mezzo. Non ne sapete niente, vi appaiono come degli enormi punti interrogativi e vi sentite sperduti nell’organizzare un evento a cui prenderanno parte questi misteriosi personaggi dagli occhi a mandorla.

Più e più volte sul lavoro mi e ci è capitato di sentire organizzatori di eventi e clienti stressati di fronte all’organizzazione di un pranzo, alla sistemazione delle persone intorno a un tavolo. Proprio di recente la responsabile di un evento mi ha confidato di aver provato di fare delle ricerche su internet per capire come fosse meglio comportarsi con i cinesi, ma non di aver trovato granché.

Ed è così che nasce il nostro Cinalateo.

Un vademecum di tutte le “cineserie”, di tutti quegli aspetti particolari che è bene considerare quando si interagisce con gli amici cinesi. Cosa è il caso di fare? Cosa è invece il caso di evitare? La mano, possiamo stringergliela? E a tavola cosa diamo loro da mangiare? Perché se non abbiamo portato il biglietto da visita ci guardano male?

Cercheremo di rispondere insieme a queste domande e a tante altre ancora sperando di aggiungere qualche altro mattoncino utile al ponte di collegamento tra Italia e Cina.

 

Sunday, 28 October 2018 16:03

L'importanza dei riti

“Se tu vuoi un amico addomesticami!” disse la volpe. 

“Che cosa bisogna fare?” domandò il piccolo principe.

“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…”  Il piccolo principe ritornò l’indomani.

“Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.

“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. […] Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.

“Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe.

“Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore.”

Antoine de Saint Exupéry il Piccolo Principe

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I riti sono importanti, uno dei quattro grandi classici della Cina antica è proprio il “Libro dei Riti” e se oggi non vi sono più i grandi rituali della Cina imperiale, tuttavia l’importanza che i gesti

rituali hanno per i cinesi è rimasta invariata.

Quando dico gesti rituali non intendo grandi cerimonie, bensì piccoli gesti quotidiani che per noi potrebbero essere insignificanti, ma che fanno la differenza quando ci troviamo di fronte a degli ospiti provenienti dal lontano est.

I riti di solito sono segno di rispetto reciproco e più si incontrano controparti cinesi di livello alto, più questi diventano fondamentali, alle volte noi italiani finiamo per fare delle figuracce non per volontà per semplice non-conoscenza di alcune piccole accortezze che possono, invece, farci guadagnare punti con gli ospiti cinesi.

Wednesday, 14 November 2018 15:53

L'importanza dei riti: i gradi e le gerarchie

I cinesi sono appassionati, per non dire quasi ossessionati, dalle gerarchie. In Cina in ogni azienda, per non parlare delle pubbliche amministrazioni, è sempre molto chiaro e cristallino il grado di ognuno e il rispetto per i superiori è fondamentale.

È molto importante, dunque, quando si organizza un evento e si invita un delegazione cinese, comprendere bene chi sia il più alto in grado della delegazione e ciò non vale solo per quelle ufficiali, ma anche per quelle aziendali e far sì che ad accoglierlo in Italia vi sia qualcuno di livello pari al suo.

Purtroppo succede che così non sia ed è spesso evidente, a noi che ci troviamo a far da ponti tra mondi diversi, la disillusione sul volto del capo cinese di turno quando si rende conto, dopo averlo chiesto molte volte, che non c’è nessuno di pari grado nella delegazione che ha di fronte. Ciò diviene quasi una offesa personale, perciò è fondamentale che vi sia sempre qualcuno di grado almeno pari a quello dell’ospite cinese nella delegazione che lo accoglie.

Quando ci si siede al tavolo negoziale è altresì importante che siano sedute una di fronte all’altra le persone con lo stesso grado delle due delegazioni.

Un secondo ordine di problemi sta nel fatto che alle volte due capi delegazione, uno cinese l’altro

italiano, possono avere le stesse mansioni, ma gradi diversi a causa della diversa organizzazione amministrativo-sociale dei due Paesi. In questo caso però sta all’interprete e noi di èlite simultanea, potendo contare sul nostro solido background culturale lo facciamo sempre, rendersi conto che nonostante i titoli siano diversi i due interlocutori uno la controparte dell’altro e mediare perché ne siano consapevoli.

Tip d’élite: far trovare al delegato cinese di livello più alto una sua controparte di uguale livello nella delegazione che lo accoglie.

Tuesday, 04 December 2018 17:47

L'importanza dei riti: il biglietto da visita

Se vi è mai capitato di incontrare per affari o a una conferenza un cinese, la prima cosa che deve avervi colpito di lui deve esser stata che, invece di darvi la mano e presentarsi, vi ha guardato, ha sorriso con aria anche lievemente imbarazzata, ha frugato nelle tasche e ne ha tirato fuori un biglietto da visita.

Ve lo ha poi passato, con due mani, ponendo le dita ai margini del biglietto, assicurandosi di non coprire le scritte e con il testo rivolto verso di voi (se ci ripensate, vi ricordate averlo visto controllare che la direzione fosse giusta, prima di allungare le mani verso di voi), non solo, sebbene sia cinese, vi ha dato il biglietto in inglese, solo dopo, probabilmente, vi sarete resi conto che il cinese c’era, ma era dietro.

Vi ha poi guardato, mentre lo prendevate e mettevate in tasca rimanendoci quasi male, poi ha atteso, ma voi, purtroppo, i biglietti ve li siete dimenticati a casa, oppure glielo avete dato, il vostro, con un sola mano, senza pensarci troppo e tutto in italiano … ma la cosa che vi ha colpito è che lui ha fatto finta di leggerlo uguale! Avete visto la sua espressione interessata guardare parole che, sapete bene, non ha idea di cosa significhino.

Perché lo fa? Perché lo scambio dei biglietti da visita è molto importante in Cina ed è un gesto veramente rituale a cui i cinesi, tutti, prestano grande attenzione. Cosa fare dunque per non sbagliare? Ecco i nostri consigli:

Tips d’élite: Dare un biglietto da visita

  • Portare sempre con sé il proprio biglietto da visita se si partecipa a un evento con degli ospiti cinesi; non dare il proprio biglietto quando si riceve il loro è considerato scortese.
  • Porgere il biglietto con due mani, tenendolo sui bordi e non coprendo le scritte;
  • Porgere il biglietto dal lato inglese (o cinese se per caso doveste averlo) con il testo rivolto verso la persona che lo riceve;
  •  Attendere che l’altra persona l’abbia preso, a sua volta con due mani , e sorridere con un lieve inchino del capo.

Tips d’élite: Ricevere un biglietto da visita

  • Ricevere il biglietto da visita con due mani;
  • Leggere il biglietto possibilmente con attenzione e magari fare un commento sulla posizione dell’interlocutore o semplicemente ripeterla ad alta voce;
  • Attendere prima di riporre il biglietto, se si è tavola, non poggiarlo sul tavolo, bensì, una volta letto, riporlo nel porta biglietti.
  • Non mettersi il biglietto della tasca dei pantaloni, al massimo in quella della giacca.
Wednesday, 20 March 2019 09:50

China Professionals: Speaker

Il panel di esperti presenti al nostro evento China Professionals: sfide e opportunità per lavorare con il cinese, tenutosi il 14 dicembre a Roma.

Durante l'evento sono stati discussi diversi settori professionali (Business, Luxury, Travel e Interpreting) in cui maggiori sono le opportunità lavorative per i giovani sinologi.

Wednesday, 20 March 2019 09:20

Le fondatrici dell'Academy

Le due fondatrici dell'Academy

Le fondatrici di Élite China Academy sono professioniste che, come te, hanno appreso la lingua cinese durante gli studi universitari, per poi specializzarsi e diventare punti di riferimento per i settori in cui operano. 

Ilaria Tipà è la prima interprete di conferenza madrelingua italiana specializzata nella interpretazione simultanea cinese-italiano e cinese inglese. 

Caterina Russo, dopo una carriera come unica manager straniera all’interno di una grande azienda cinese, si è specializzata nelle consulenze business e nelle mediazioni commerciali tra Italia e Cina.  

La stima professionale è alla base del loro rapporto di collaborazione che si radica in una profonda amicizia e in una fortissima sintonia operativa.

Élite China Academy è nata dal desiderio delle due fondatrici di mettere a disposizione le loro competenze per aiutare i giovani italiani parlanti di cinese a trovare la loro strada e a cogliere le opportunità che il mondo del lavoro riserva loro.

Insieme, Ilaria Tipà e Caterina Russo hanno dato vita anche alla prima community Facebook dedicata esclusivamente a chi conosce e ama la lingua cinese: Sinologi Disperati Unitevi. 

CHI SONO

Ilaria Tipà - Direttrice & Coordinatrice del Mastery Program Chinese Interpreting

Sono la prima interprete madrelingua italiana specializzata nella interpretazione di conferenza, e in particolare nella simultanea, cinese-italiano e cinese inglese. Ho un’esperienza di attività professionale pluriennale e lavoro stabilmente per le più importanti istituzioni italiane.

Insegno all'università UNINT di Roma Interpretazione Consecutiva e Simultanea dal Cinese all’Italiano. Sono stata redattrice per la Cina del quotidiano online Sicurezzainternazionale.Luiss.it dell’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale della Luiss.  Qui puoi trovare il mio profilo https://it.linkedin.com/in/ilaria-tipà-a523403b

IL MIO PERCORSO

Ho deciso che avrei studiato lingue alle scuole medie. Ho deciso che avrei fatto l'interprete in 3a liceo e ho realizzato il mio sogno, impegnandomi. Ho conseguito prima una Laurea in lingue e comunicazione internazionale, poi una laurea Specialistica in Interpretariato di Conferenza a Roma e un master sullo stesso argomento a Taiwan e ho proseguito con un Master in Marketing e comunicazione digitale e una laurea triennale in medicina tradizionale cinese.

SEGNI PARTICOLARI

Sono tenace, a volte testarda, appassionata e curiosa. Ho una insaziabile sete di conoscenza. Amo la Cina, la sua cultura e il suo mondo. Vivo con la valigia sempre pronta sotto il letto, vado su e giù per l'Italia, per l'Europa e volo avanti e indietro dalla Cina. Amo scoprire cose nuove e imparare da chi mi circonda.

PERCHÉ LA CINA E IL CINESE

Per caso. No, dico sul serio. Io volevo studiare inglese e tedesco, ma all’università mi hanno detto che avevo un livello troppo alto di tedesco e studiarlo come seconda lingua sarebbe stato una perdita di tempo. E sul tabellone degli orari delle lezioni di Roma Tre c’era la prima lezione di cinese. Ho provato e più la professoressa diceva che era difficile, più pensavo facesse al caso mio. E così è iniziato un viaggio che credo durerà tutta la vita e una passione inarrestabile.

CITAZIONE PERSONALE

孔子曰:“学而不思则罔,思而不学则殆。“Studiare senza pensare è inutile, pensare senza studiare è pericoloso” – Confucio

 

CHI SONO

Caterina Russo - Direttrice & Coordinatrice del Mastery Program China Business

Sono specializzata in internazionalizzazione d’impresa, management di progetti di cooperazione, sviluppo industriale e ricerca scientifica. Sono stata per tre anni l’unica project manager straniera a lavorare per un’azienda cinese quotata sulla borsa di Hong Kong, di cui oggi sono consulente per l’Europa.

Oggi, sono una business consultant professionista che si occupa di progetti internazionali e di consulenza per aziende italiane che vogliono rivolgersi al mercato cinese e aziende cinesi che desiderano investire in Italia. Allo stesso tempo, lavoro come mediatore linguistico-culturale e come interprete professionista, soprattutto in ambito business e nella mediazione commerciale. 

Qui puoi trovare il mio profilo https://www.linkedin.com/in/caterina-russo-3b55838b 

 IL MIO PERCORSO

Sono nata e cresciuta in un paesino del Sud Italia, dove vent’anni fa era ben poca la gente che avesse una vaga idea di cosa fosse o dove fosse la Cina. Per me l’Oriente è stata invece una “chiamata”, una missione. Dopo una laurea in Lingue e Civiltà Orientali dell’Università La Sapienza di Roma e una laurea magistrale in Interpretariato e Traduzione Cinese-Inglese-Italiano dell’Università UNINT (Roma), ho realizzato finalmente il mio sogno di vivere in Oriente, stabilendomi in una delle città più dinamiche d’Asia: Pechino, la capitale del Drago cinese. 

SEGNI PARTICOLARI

Sono un’inguaribile sognatrice, non riesco mai a stare ferma a lungo nello stesso posto e mi piacciono le sfide e le novità. La mia meta preferita è l’Asia e nella mia precedente reincarnazione probabilmente avevo gli occhi a mandorla.

CITAZIONE PERSONALE

Ogni lungo viaggio inizia con un primo passo (Laozi).

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