03.10.2018. By Ilaria Tipa'

La strana questione dei nomi

“Scusa, come hai detto che ti chiami?” 

Una delle prime cose che impariamo iniziando a studiare il cinese e che i cinesi imparano appena giunti in Italia o quando iniziano a studiare l’italiano in Cina, è che abbiamo due concetti di “nome” molto diversi.

In Cina non esiste una categoria di “nomi propri di persona”, quelli che insegnano da noi ai bambini alle elementari quando iniziano a fare i primi esercizi di analisi logica e grammaticale, semplicemente praticamente ogni carattere del dizionario cinese può essere usato come “nome proprio di persona” e i futuri genitori, in Cina, si danno un gran da fare per scegliere il nome del nascituro/a.

La scelta del nome è una questione estremamente importante e i caratteri che vengono scelti come nome proprio non solo devono suonare bene, ovvero non devono avere omofoni con dei significati poco piacevoli, essere graficamente belli, ma e soprattutto devono avere un bel significato, un augurio, una speranza per come vorrebbero che il futuro figlio/figlia diventi crescendo.

I nomi scelti possono essere talmente ben augurali da far sì che i figli, cresciuti e resosi conto di esser molto diversi da ciò che i loro genitori si aspettavano, sia costretti a cambiare nome.

Per noi italiani pronunciare i nomi cinesi alle volte può essere difficoltoso, finché si tratta della signora Lin il problema non è troppo grande, ma se incontriamo il signor Xu Jie già potremmo avere qualche problema, ecco perché quando si presentano agli occidentali, spesso, i cinesi scelgono un nome inglese o se vivono in Italia in pianta stabile ne trovano uno italiano.

Per noi italiani, quando iniziamo a studiare il cinese, la situazione è analoga. Per i cinesi è difficile ricordare i nostri nomi che, tra l’altro, sono privi di senso, sono “parole nuove” da memorizzare e all’inizio è senz’altro difficile, perciò già ai primi giorni di lezione di cinese i professori madrelingua si divertono a darci dei “nomi cinesi” che sono, però, ancora troppo poco cinesi … non fanno altro che prendere il nostro nome e traslitterarlo in sillabe che corrispondono a caratteri che letti insieme suonano simili al nostro nome … quello che fanno i tatuatori, più o meno! Quindi torniamo a casa tutti felici con dei presunti nomi cinesi di 4-6 caratteri per scoprire, la prima volta in Cina o parlando con gli amici cinesi, che un nome cinese è composto al massimo da tre caratteri: 1 per il cognome e uno o due per il nome proprio.

Per questo chi continua a studiare la lingua e la cultura cinese, chi ha contatti frequenti con gli amici cinesi finisce per avere quello che a me piace chiamare un “nome cinese vero” di due/massimo tre caratteri e con un bel significato che suoni bene e che dica qualcosa su di lui. È una emozione particolare quella di trovare un nome cinese che senti tuo, che ti sta bene e che magari, come nel mio fortuito caso, suona anche simile a quello italiano che non guasta per girarsi quando si viene chiamati.

Un insegnante da cui ho imparato molto amava dire che “cambiare da una lingua all’altra significa cambiare forma mentis, cambiare animo” io credo che ci sia del vero in questo, che quando raggiungiamo un livello molto alto in un’altra lingua sviluppiamo una sorta di “altro io” e avere un altro nome è, in qualche modo, una conferma di questo.

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Ilaria Tipa'

Founder, Élite China Academy

Tenace, meticolosa, inarrestabile: questa sono io in 3 aggettivi. Avevo un grande sogno nel cassetto e con impegno e costanza l’ho trasformato in realtà: essere la prima interprete madrelingua italiana specializzata in simultanea cinese-italiano. Oltre a essere un ponte di comunicazione tra due Paesi, sono anche un’inguaribile appassionata di cultura cinese, in particolar modo di medicina tradizionale. Il mio segno particolare è la voglia di conoscere sempre cose nuove con immensa curiosità e l’essere sempre pronta ad affrontare nuove sfide.