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Interpreti di cinese professionisti: un vuoto da colmare!

I rapporti bilaterali tra Cina e Italia si moltiplicano ogni giorno. Si firmano accordi di cooperazione tra aziende, siti unesco, enti locali e ministeri. Non c’è mai stato tanto bisogno come oggi di interpreti di cinese professionisti

C’è un vuoto, servono interpreti di cinese con formazione professionale ad hoc e che abbiano una cultura generale ottima per sopperire al vuoto esistente. Ci sono, sì, molti interpreti di cinese improvvisati che non conoscono le tecniche, i principi etici e non rispettano standard minimi di qualità nel loro lavoro. Questo fa sì che molto spesso gli accordi restino sospesi o si chiuda un incontro con qualche incomprensione.

Mancano, invece interpreti di cinese professionisti in grado di garantire sempre la buona riuscita degli incontri: quella dell’interprete di cinese professionista non è una carriera semplice, occorre tanta dedizione e impegno, ma porta con sé grandi soddisfazioni.

Quali sono, nel concreto, le possibilità nel settore dell’interpretariato cinese? Cosa vuol dire davvero lavorare come interprete di cinese e come si fa a crescere professionalmente? Scopriamolo con Ilaria Tipà, la prima interprete italiana specializzata nell’interpretazione simultanea cinese-italiano e docente e coordinatrice della specializzazione Chinese Interpreting, un corso professionale sull’interpretariato cinese per giovani e laureati in lingua cinese.

Ciao Ilaria, parlaci un po’ di te: come sei giunta a lavorare come interprete di cinese?

Ho iniziato a studiare il cinese per caso, mentre sapevo, fin dal liceo, che avrei voluto fare l’interprete. L’avevo deciso dopo aver visto gli interpreti di simultanea al lavoro al Parlamento Europeo in 3° liceo. All’università ho frequentato il triennio a Roma Tre, Facoltà di Lettere e Filosofia, corso di laurea in lingue e comunicazione internazionale ed è lì che è scattato il mio amore per il cinese e per la Cina. Volevo studiare inglese e tedesco, ma avevo un livello di tedesco troppo alto che mi portavo dal liceo e la professoressa mi consigliò di “non perdere tempo” studiandolo come seconda lingua per 3 anni. Così, per caso, inciampai nella prima lezione di cinese, entrando in aula più per gioco che per altro. E ne rimasi folgorata. 

Alla fine del triennio, sempre convinta di voler fare l’interprete, ho deciso di continuare con la Laurea Specialistica in Interpretariato di Conferenza a quella che allora era la Luspio, oggi Unint. E lì è scattata la mia seconda passione: l’interpretazione simultanea. Non esistevano, allora, corsi di simultanea cinese-italiano, quindi decisi che ne avrei inventato uno. Con un periodo di studio a Taiwan e un approfondimento sulla simultanea inglese-cinese, sono riuscita, al rientro in Italia, a realizzare questo obiettivo prima alla Unint di Roma (ex Luspio) e ora qui all’Academy. 

Qual è la tua posizione attuale?

Sono interprete di conferenza freelance specializzata nella simultanea cinese-italiano-cinese e cinese-inglese. Con il tempo mi sono specializzata in rapporti istituzionali e coopero in modo stabile con tutte le istituzioni italiane più importanti. Durante la recente visita del presidente cinese in Italia ho avuto il piacere e l’onore di affiancare il presidente Mattarella.

Quali sono le possibilità di carriera per chi ha studiato cinese?

Il mercato dell’interpretariato cinese-italiano sta vivendo una crescita esponenziale, di pari passo col moltiplicarsi delle cooperazioni bilaterali. La necessità di interpreti formati e professionisti cresce sempre di più, ma gli interpreti di cinese formati scarseggiano, anche a causa della mancanza di corsi di formazione.

Le possibilità per gli italiani che conoscono bene il cinese e si professionalizzano come interpreti di cinese sono moltissime, anche perché la maggior parte degli interpreti improvvisati sono madrelingua cinese cresciuti in Italia o che vivono qui da un po’ di tempo.

Il valore aggiunto dei sinologi è che portano con sé una conoscenza e comprensione profonda della Cina e della sua cultura, storia e valori che se sostenuti da una formazione tecnica come interpreti permettono di fare  la differenza negli incontri bilaterali.

Cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a lavorare come interprete di cinese?

Il consiglio numero 1 è dimenticarsi che conoscere bene una lingua è sufficiente per fare l’interprete. Serve molto di più. Serve prontezza di riflessi, capacità di gestione di situazioni delicate e soprattutto, competenze tecniche nelle strategie e tecniche di interpretariato che con la lingua cinese sono ancora più importanti che lavorando tra lingue europee.

Il consiglio numero 2 è ampliare il più possibile la conoscenza encicplopedica e la cultura generale, non si sa mai in che settore si finisce a lavorare. Occorre essere aperti e curiosi.

Il consiglio numero 3 è quello di formarsi per fare bene questo lavoro e di non prendere sottogamba gli incarichi che dovessero ricevere.

Perché reputi che il corso di formazione per interpreti di cinese dell’Academy possa fare la differenza?

Perché è un corso studiato da sinologi per sinologi. Per questo è diverso anche dai corsi di formazione universitari per interpreti. La specializazione in Interpreting della Élite China Academy è studiata appositamente per formare interpreti di cinese professionisti. Si tratta di un percorso che se fatto nella sua completezza parte dalle basi per arrivare all’interpretazione simultanea e nell’arco di circa un anno permette a chi lo frequenta e supera le prove intermedie di essere inserito nel team esclusivo di interpreti professionisti di Élite China.

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I misteri della libera professione

Normalmente quando un cliente o un futuro tale ci contatta, la prima cosa che ci chiede è se siamo disponibili per una certa data. E fin qui direte giustamente voi, che problema c’è? Nessuno, vi rispondo io.

Rispondiamo cordialmente alla mail o diciamo al telefono al cliente o al contatto che ci chiede disponibilità che sì, in quella data ci siamo, dunque va bene, procediamo pure con la formulazione del preventivo.

Il terzo passaggio fondamentale è il momento in cui consegniamo il preventivo, la nostra migliore offerta per quel servizio. Di norma chi lo riceve non è in grado di darci una conferma immediata, il massimo che possa fare è dirci:

Va bene, la ringrazio, allora Lei mi tenga un’opzione e le faccio sapere a breve.

Anche qui, nessun problema, almeno all’apparenza. Noi, da precisini quali siamo, prediamo subito la nostra bella agendina, per sicurezza segniamo la data e il tipo evento, chi ci ha contattati e anche il preventivo fatto, giusto per non dimenticare niente. Dato che siamo particolarmente scrupolosi e non ci piace incappare in più lavori che si sovrappongono, sapete che facciamo? Mettiamo una nota anche sul calendario elettronico: su Thunderbird e pure su Google Calendar, così si aggiorna in automatico anche il calendario sul cellulare.

Ora non ci resta che aspettare la conferma o la disdetta del lavoro.

Inizialmente e ingenuamente, non chiedevo di darmi conferma a priori entro una certa data e non facevo presente che nel caso in cui quell’opzione poi venisse cancellata a ridosso dell’evento ci sarebbe stata una penale da pagare. Ebbene, almeno qualcosa l’esperienza insegna.

Le attese di conferma possono diventare silenzi perpetui. Non da tutti, eh, intendiamoci. I clienti con cui lavoro più spesso, chi mi conosce bene sa che il tempo è denaro, soprattutto per noi liberi professionisti, ancor più per noi interpreti di cinese; dunque non appena sanno che l’evento è confermato o che il cliente cinese ha scelto qualcun altro si affretta a comunicarlo.

Si tratta, però, di casi rari, di persone ormai di fiducia. Non succede con i primi contatti, soprattutto con i clienti privati e su questo punto devo proprio spezzare una lancia a favore delle agenzie che conoscendo bene il campo, normalmente, si premurano di avvisarci in ogni caso.

Oggi inviamo mille email al giorno, alcune di poche parole, altre lunghe ed elaborate e io mi chiedo, e noi ci chiediamo, ma cosa costerà mai scrivere due righe e dire:

Gentile Dottoressa, abbiamo optato per un altra offerta. Alla prossima e grazie.

Mica è chiedere tanto, no?

Eppure una riga, nemmeno due, del genere, ci permettono di depennare la famosa Opzione che avevamo inserito in agenda, di liberare uno slot di tempo, di organizzare meglio il nostro lavoro.

Una riga ci potrebbe cambiare l’organizzazione di una intera settimana.

E invece no e noi teniamo le opzioni per più giorni, lì, sulla nostra agenda – eh sì, non dimentichiamolo, noi ci muoviamo in anticipo, se dobbiamo essere a Milano il 01 giugno di prima mattina, dovremo segnare nell’impegno anche il pomeriggio del 31 maggio e, nella peggiore delle ipotesi, anche la mattina del 02 giugno. Quindi ecco che cancellare un’opzione il 01 giugno, implica, per noi, liberare non uno, ma ben tre giorni.

Siamo noi a doverci preoccupare, se arriva un’altra offerta in quei giorni, di chiamare il cliente e chiedere notizie e magari quello ci dice:

Ah, scusi, mi è passato di mente, abbiamo risolto altrimenti.

Non è chiedere tanto, tutto sommato, un po’ di rispetto per il tempo di chi lavora. E basta tanto poco, come d’altronde, quando sono i clienti a chiederci la disponibilità si aspettano una nostra risposta, a prescindere da quale essa sia e noi siamo felici di darla.

Alle volte per garantire una cooperazione senza intoppi non ci vuole poi molto.

A oggi stabiliamo la politica di cancellazione di un lavoro dopo aver ricevuto la conferma per lo stesso, perché il nostro tempo ha un valore, e abbiamo dovuto iniziare anche a terminare le email di offerta e di conferma di opzione con:

Qualora entro il XX XX XXXX non avremo ricevuto un vostro riscontro ci riterremo liberi da ogni impegno nei vostri confronti.

Ci dispiace doverlo fare, avremmo preferito che non fosse necessario, ma insomma, se gli altri non rispettano il nostro tempo e non ne comprendono il valore, dobbiamo farlo almeno noi stessi.

 

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