Caterina Russo

Caterina Russo

Founder, Élite China Academy

Determinata, pragmatica e carismatica: questa sono io in 3 aggettivi. Da buona viaggiatrice ed esploratrice quale sono, sono sempre pronta a saltare su un aereo e vivere nuove avventure. Una di queste l’ho vissuta a Pechino, dove sono rimasta per 3 anni circondata da hutong e grattacieli. Da project manager per una grande azienda cinese, a professionista specializzata in internazionalizzazione d’impresa e management di progetti di cooperazione. Il mio segno particolare è il carico di determinazione e grinta che mi fa fissare obiettivi sempre più alti e tagliare sempre nuovi traguardi.

Sei soddisfatto del tuo percorso accademico ma non ti senti ancora sicuro del tuo cinese? 

È arrivato il momento di scoprire come fare per migliorare il tuo cinese e portarlo ad un nuovo e più alto livello che ti renda competitivo nel mondo del lavoro.


Eccoti qui! Ben arrivato alla tappa obbligatoria del cammino di ogni sinologo disperato. Siediti pure e prenditi un attimo per rifocillarti, dopo tutta la strada che hai fatto te lo meriti di sicuro! 

Quando dico "strada" intendo il percorso accademico che ti ha portato fin qui. Dunque fammi indovinare… laurea triennale in lingue orientali e una specialistica in mediazione linguistica? No aspetta, forse tu sei più tipo da magistrale in interpretariato e traduzione? Oppure stai pensando ad un master? 

Qualsiasi sia la strada che hai percorso fin qui o le ragioni che ti abbiamo spinto fino a questo punto sappi che arriva per tutti, prima o poi, il momento di mettere a confronto gli anni di studio con il livello di conoscenza del cinese raggiunto.

Molti laureati come te pensano di avere un cinese inadeguato per inserirsi nel mondo del lavoro, ma in pochi hanno davvero gli strumenti per capire se questa sensazione sia reale o solo frutto di insicurezza.

Del resto, qui parliamo di un dubbio esistenziale, come si fa a rispondere a una domanda difficile come: quali sono i parametri per capire davvero se il tuo cinese va bene o no?

Quando sei all’università sicuramente puoi ricevere un feedback dai voti degli esami, oppure puoi decidere di prendere una certificazione HSK. Tuttavia, ti sarai accorto da solo, che questi criteri non sono affatto validi per valutare la tua preparazione reale ed effettiva per il mondo del lavoro.

Ecco le 3 risposte più diffuse a questo dilemma:

  • Rimandare questo interrogativo alla fine degli studi
  • Decidere di andare in Cina per migliorare la lingua 
  • Abbandonare il  cinese e fare altro


Escludendo l’ultimo caso, che immagino non sia il tuo dato che sei qui a leggere, nel primo e nel secondo caso il risultato sarà sempre lo stesso: il problema si ripresenterà ancora tale e quale, sarà solo rimandato nel tempo.

La verità è che lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle, partire per la Terra del Dragone senza un progetto chiaro e specifico può, sì aiutarti a sbloccare il tuo cinese e migliorare la tua capacità di comunicare con la lingua di tutti i giorni, ma non di certo a prepararti per lavorare con il cinese. Non se lo fai senza un progetto e degli obiettivi davvero chiari.

Se stai pensando a qualcosa del tipo: “è tutto inutile”, aspetta prima di chiudere questa pagina e guardare dall’altra parte e continua a leggere quello che ho da dirti.  

Per prima cosa è importante tenere a mente che di studiare il cinese non si smette mai.

Non esiste il momento in cui si infiocchetta un buon livello di cinese e ci si accomoda dietro ad una scrivania dimenticando per sempre toni e caratteri.

La certezza assoluta non si può comprare da nessuna parte e ci sarà sempre qualcosa di nuovo dietro l’angolo da sapere, da studiare o su cui aggiornarsi. Questo non significa che le tue incertezze rimarranno invariate, al contrario, se seguirai i consigli che ti darò scoprirai che nuove certezze prenderanno il sopravvento e tutta questa conversazione ti sembrerà solo un brutto ricordo. 

Cosa devi fare, dunque, per eliminare il senso di inadeguatezza? 

Apri bene le orecchie perché quello che sto per dirti ti suonerà un po’ insolito:

Tu  hai già in mano tutte le carte vincenti che ti servono per passare da un cinese “troppo accademico” ad un cinese adatto a diventare competitivo nel mondo del lavoro solo che non sai come giocarle e io sono qui proprio per questo. 

Ecco la ricetta in 5 punti per eliminare un pezzo alla volta il senso di inadeguatezza che accompagna te e il tuo cinese da subito.

Ti sento: non dire che inizi domani, no! Non funziona così, queste cose devi iniziare a metterle in pratica proprio adesso, appena hai finito di leggere. 

  1. La prima metà della mela del sinologo disperato: 10 minuti di ascolto al giorno tolgono l’ansia da comprensione di torno! Cosa ascolti? Che me ne importa! Ascolta qualcosa che ti aggradi, che ti interessi, prima coi sottotitoli (sì, pure in inglese all’inizio, ok), poi senza, fai una cosina graduale, fatta bene.
  2. Ti ricordi quello che hai ascoltato? Bravo. Ora prova a riassumerlo, in cinese, a parole tue e infilaci in mezzo quelle cose interessanti che ti sei appuntato mentre ascoltavi. Mentre parli, registrati e riascoltati, fa miracoli risentirsi per i toni, parola mia.
  3. La seconda metà della mela del sinologo disperato: dato che ci sei, altri 10 minuti dedicali a leggere in cinese, sempre qualsiasi cosa, come sopra e ripeti il punto 2.
  4. Te lo sei fatto qualche amico cinese nel frattempo? No? Bene, è il momento di farlo adesso. Sono 1,4 miliardi, ce ne sarà uno che vuole diventare tuo amico, no? Prova a cercare su SinologiDisperatiUnitevi, non si sa mai.
  5. Dimenticati le liste di 生词. Non fare quella faccia, hai letto bene. Niente più 生词, comincia (hai già iniziato con la strategia della mela in realtà) a imparare le parole che trovi nei loro contesti d’uso ed espressioni combinate, non parole singole a casaccio.

Cosa ne pensi? Te lo dicevo che sarebbe stato un po’ insolito, sono sicura che non ti aspettavi una risposta così “semplice”. 

Ebbene sì, ti sorprenderà ancor di più scoprire che seguire con costanza questi semplici consigli ti porterà a dei benefici immediati. 

Una volta che avrai acquisito la sicurezza che cercavi non dovrai fare altro che capire qual è il settore più adatto a te e specializzarti in quell’ambito.  

Se dopo aver provato le 5 strategie sentirai che non è ancora abbastanza o se non hai ancora individuato il settore che ti interessa e vorresti confrontarti con qualcuno che possa aiutarti a orientarti nel tuo percorso professionale con il cinese, ho una buona notizia per te.

Puoi attivare immediatamente una sessione gratuita di sino-coaching, l'unico percorso di orientamento professionale a misura di sinologo che ti permette di chiarirti le idee su quale Professionista del Cinese puoi diventare!

Richiederlo è semplicissimo e in breve tempo avrai accesso a:

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Cosa stai aspettando?  Richiedi subito il sino-coaching!

 

 

Saturday, 29 December 2018 16:21

A tavola con i cinesi

Quasi sempre accade che se c’è una delegazione di ospiti cinesi si debba pensare anche all’organizzazione dei pranzi o delle cene da trascorrere insieme.

Se ai livelli più alti e più ufficiali il problema si pone relativamente perché le cene ufficiali non prendono poi così tanto in considerazione i gusti degli amici stranieri, le cose cambiano radicalmente quando sono delle aziende o gli organizzatori di eventi più piccoli a essere alle prese con i menù per gli ospiti cinesi, soprattutto se le visite durano più giorni e quindi un maggiore numero di pasti va pensato.

Se c’è un aspetto che lega la cultura italiana a quella cinese è senz’altro l’importanza che viene attribuita al cibo e al vero e proprio rito del mangiare insieme, che sia in famiglia, con gli amici o per un incontro d’affari, per cinesi e italiani se ciò avviene davanti a un piatto pieno e con un bicchiere colmo sotto gli occhi, è sicuramente meglio.

Sedersi intorno a un tavolo con amici, colleghi, partner e familiari è dunque un punto di incontro tra due mondi diversi, ciò che cambia, però, sono le consuetudini che regolano questi momenti di convivialità e sicuramente sono anche i contenuti di quel piatto e di quel bicchiere.

Ai cinesi piace mangiare italiano o meglio portarli ai ristoranti cinesi? Ordiniamo un risotto e li facciamo contenti? Meglio portarli a mangiare carne o pesce? E la pizza, la mangiano? Meglio un menù fisso o farli ordinare alla carta?

Per aiutarvi a risolvere questi interrogativi esistenziali e di fondamentale importanza, abbiamo pensato alla serie di articoli che seguiranno questo. Raccontateci anche voi se avete avuto esperienze in merito e come le avete gestite utilizzando l’hashtag #Atavolaconicinesi.

Di questa serie fanno parte:

Tuesday, 12 March 2019 16:13

Cosa bere con i cinesi

Per la nostra serie #ATavolaConiCinesi continuiamo il viaggio nel galateo a tavola con gli ospiti cinesi e dopo i consigli generali su Cosa Mangiare con i Cinesi 

Molto spesso capita a noi italiani di pensare che gli stranieri siano strani. Hanno strani gusti, soprattutto per il mangiare e beh, diciamocelo, anche per il bere. Non posso dimenticare il volto sconvolto del cameriere della mia pizzeria di fiducia quando mio cugino, in visita dal Regno Unito, ha ben pensato di ordinare un cappuccino per accompagnare la sua quattro formaggi … E se a così poca distanza geografica abbiamo già delle diversità così evidenti, che succede quando ci troviamo a bere qualcosa con i nostri cari amici o ospiti cinesi?

Dobbiamo considerare due situazioni principali: il caso in cui sono gli ospiti cinesi a venire in Italia e siamo noi a portarli a bere o a mangiare qualcosa e quello, forse persino più complesso, quando siamo noi italiani a essere ospiti in sinica terra.

Cosa Dare da Bere ai Cinesi in Italia

La prima cosa fondamentale eppure per nulla scontata per noi è Acqua Calda.

Niente più, niente meno.

I cinesi difficilmente bevono acqua di frigorifero, soprattutto le donne e soprattutto in determinati periodi del mese, e difficilmente sono abituati all’acqua frizzante, alle nostre tanto amate bollicine, le conoscono e le apprezzano solo i cinesi facoltosi e ormai avvezzi alle usanze esotiche occidentali.

Quello che i cinesi bevono, di base, è 开水 kaishui  ovvero, acqua bollita. In Cina è importante differenziare acqua calda e acqua bollita perché, beh, i problemi di inquinamento idrico fanno sì che non si possa assolutamente bere l’acqua calda del rubinetto, ma si debba sempre e comunque bere l’acqua dopo averla bollita sperando di aver così debellato buona parte dei batteri che essa contiene. I cinesi hanno fatto di necessità virtù e seguendo i dettami della medicina tradizionale che dice che i liquidi troppo freddi danneggiato il Qi, l’energia dello stomaco e della milza che governano l’assorbimento delle sostanze nutritive, hanno sviluppato l’abitudine di bere kaishui.

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Non solo bevono l’acqua preferibilmente calda o tiepida anche d’estate, ma la considerano anche una panacea per tutti i mali del mondo, o quasi.

Ricordo nitidamente una terribile raucedine che mi colpì proprio il giorno prima della Festa di Natale dell’università in cui avrei dovuto fare da presentatrice degli spettacoli degli studenti stranieri, non riuscivo praticamente a parlare e la mia professoressa è stata ferrea nel volere che bevessi almeno e dico almeno sette tazze di kaishui nel giro delle sue tre ore di lezione. Sembrerà impossibile, ma a fine giornata, dopo anche un paio di bicchieri di tisana zenzero e miele, sempre propinatomi dalla mia prof., la voce era tornata al suo posto e lo spettacolo del giorno dopo andò per il meglio.

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Tip d’élite:

Quando avete ospiti cinesi, non dimenticatevi di mettere a disposizione, non solo nei buffet, ma anche durante le riunioni, insieme alle bottiglie d’acqua minerale (meglio a temperatura ambiente) ponete sui tavoli dei termos d’acqua calda, gli ospiti cinesi ve ne saranno grati.

Collegato all’acqua calda, vien da sé, c’è il Tè.

Bevanda nazionale, oro verde cinese insieme alla giada. Sul tè avremo modo di dire molto e di entrare nel dettaglio, di scoprirne insieme varietà e sfumature, ma insomma, i cinesi amano il tè. E se possono scegliere, lo preferiscono al caffè, dunque se potete, dopo avergli fatto provare un espresso che berranno – nella maggior parte dei casi- più per farvi piacere che perché ne apprezzano davvero l’amaro sapore – tranne poche eccezioni – offritegli del tè.

Ma lo sapete, vero, che ci sono tè e tè?

Quando chiedete a un cinese se preferisce caffè o tè, vi dirà, probabilmente, tè; ma quando vi vedrà arrivare con una bustina di lipton lo vedrete rabbuiarsi un attimo, un sentimento di spaesamento che cercherà di mascherare con un sorriso e vi ringrazierà, berrà il tè, persino.

Dovete però sapere che in Cina non si beve tè in bustine, o meglio, l’unica eccezione sono le bustine di seta con dentro le foglioline intere e di qualità. Non è certo necessario che diventiate esperti di tè, basta poco.

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Tip d’élite:

Basta che andiate a un supermercato fornito o in erboristeria e prendiate 50 o 100g di tè in foglie e che lo mettiate su un piattino o in un barattolo sul tavolo del buffet o su quello della riunione, vedrete sguardi grati e sollevati dei vostri ospiti.

Altrimenti, limitatevi all’acqua calda, nella maggior parte dei casi, vedrete i vostri amici tirar fuori dalle tasche o dalle borse delle esotiche bustine di carta alluminio di mille colori da cui tireranno fuori le foglie di tè da viaggio che ormai hanno imparato a portare con loro, mono porzione, per le emergenze.

 

Saturday, 22 December 2018 16:11

Cinalateo: cosa fare e non fare con i cinesi

I cinesi, si sa, sono strani. O forse no, forse sono solo diversi da noi. Forse è solo che vengono da un altro mondo. Un mondo che si scopre solo quando ci si avvicina a esso, per rendersi conto che, a nostra quasi totale insaputa, lontano da noi, ma poi nemmeno così tanto considerando che anche anticamente ci siamo quasi trovati a essere imperi confinanti …

Ricordo ancora, una lontana mattina di ormai 10 anni fa – mentre ero in piedi davanti a una bacheca elettronica in cui comparivano gli orari delle lezioni del mio primo giorno di università -vedendo apparire la scritta: “Lingua e Cultura Cinese I” di essermi chiesta: “Chissà se i cinesi scrivono ancora con i disegnigni?”

Ebbene sì, non ne sapevo proprio niente. La Cina e i suoi abitanti erano dei grandi sconosciuti per me, allora, un po’ come possono esserlo per voi, oggi. Per voi che dovete però incontrarli per affari o perché c’è in arrivo una delegazione ufficiale dal Paese di Mezzo. Non ne sapete niente, vi appaiono come degli enormi punti interrogativi e vi sentite sperduti nell’organizzare un evento a cui prenderanno parte questi misteriosi personaggi dagli occhi a mandorla.

Più e più volte sul lavoro mi e ci è capitato di sentire organizzatori di eventi e clienti stressati di fronte all’organizzazione di un pranzo, alla sistemazione delle persone intorno a un tavolo. Proprio di recente la responsabile di un evento mi ha confidato di aver provato di fare delle ricerche su internet per capire come fosse meglio comportarsi con i cinesi, ma non di aver trovato granché.

Ed è così che nasce il nostro Cinalateo.

Un vademecum di tutte le “cineserie”, di tutti quegli aspetti particolari che è bene considerare quando si interagisce con gli amici cinesi. Cosa è il caso di fare? Cosa è invece il caso di evitare? La mano, possiamo stringergliela? E a tavola cosa diamo loro da mangiare? Perché se non abbiamo portato il biglietto da visita ci guardano male?

Cercheremo di rispondere insieme a queste domande e a tante altre ancora sperando di aggiungere qualche altro mattoncino utile al ponte di collegamento tra Italia e Cina.

 

Tuesday, 04 December 2018 17:47

L'importanza dei riti: il biglietto da visita

Se vi è mai capitato di incontrare per affari o a una conferenza un cinese, la prima cosa che deve avervi colpito di lui deve esser stata che, invece di darvi la mano e presentarsi, vi ha guardato, ha sorriso con aria anche lievemente imbarazzata, ha frugato nelle tasche e ne ha tirato fuori un biglietto da visita.

Ve lo ha poi passato, con due mani, ponendo le dita ai margini del biglietto, assicurandosi di non coprire le scritte e con il testo rivolto verso di voi (se ci ripensate, vi ricordate averlo visto controllare che la direzione fosse giusta, prima di allungare le mani verso di voi), non solo, sebbene sia cinese, vi ha dato il biglietto in inglese, solo dopo, probabilmente, vi sarete resi conto che il cinese c’era, ma era dietro.

Vi ha poi guardato, mentre lo prendevate e mettevate in tasca rimanendoci quasi male, poi ha atteso, ma voi, purtroppo, i biglietti ve li siete dimenticati a casa, oppure glielo avete dato, il vostro, con un sola mano, senza pensarci troppo e tutto in italiano … ma la cosa che vi ha colpito è che lui ha fatto finta di leggerlo uguale! Avete visto la sua espressione interessata guardare parole che, sapete bene, non ha idea di cosa significhino.

Perché lo fa? Perché lo scambio dei biglietti da visita è molto importante in Cina ed è un gesto veramente rituale a cui i cinesi, tutti, prestano grande attenzione. Cosa fare dunque per non sbagliare? Ecco i nostri consigli:

Tips d’élite: Dare un biglietto da visita

  • Portare sempre con sé il proprio biglietto da visita se si partecipa a un evento con degli ospiti cinesi; non dare il proprio biglietto quando si riceve il loro è considerato scortese.
  • Porgere il biglietto con due mani, tenendolo sui bordi e non coprendo le scritte;
  • Porgere il biglietto dal lato inglese (o cinese se per caso doveste averlo) con il testo rivolto verso la persona che lo riceve;
  •  Attendere che l’altra persona l’abbia preso, a sua volta con due mani , e sorridere con un lieve inchino del capo.

Tips d’élite: Ricevere un biglietto da visita

  • Ricevere il biglietto da visita con due mani;
  • Leggere il biglietto possibilmente con attenzione e magari fare un commento sulla posizione dell’interlocutore o semplicemente ripeterla ad alta voce;
  • Attendere prima di riporre il biglietto, se si è tavola, non poggiarlo sul tavolo, bensì, una volta letto, riporlo nel porta biglietti.
  • Non mettersi il biglietto della tasca dei pantaloni, al massimo in quella della giacca.

Capita molto spesso, soprattutto d’estate, in spiaggia, di vedere italiani con dei caratteri cinesi tatuati da qualche parte, una caviglia, il polpacci, la spalla, l’avambraccio. La deformazione professionale vuole che sia impossibile non cercare di leggere che caratteri siano, perciò spesso finiamo per cercare di capire perché quella persona abbia voluto un nonsense inciso sul suo corpo.

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Bene, la maggior parte delle volte scopriamo che quei caratteri, messi uno dopo l’altro e pronunciati ad alta voce, in qualche modo, si avvicinano al suono di un nome italiano … ma non hanno alcun senso in cinese. O peggio ancora, sono caratteri a cui è stata attribuita arbitrariamente una corrispondenza con una lettera dell’alfabeto occidentale del tutto inesistente e priva di logico fondamento, tranne per il fatto che, magari, quel carattere, nella pronuncia trascritta in alfabeto latino, inizia con quella lettera… ma da qui a dire che (salute, benessere, come in 健康) pronunciato kāng sia la lettera “K” in cinese ce ne vuole davvero davvero molto.

Quello che i tatuatori fanno, nella migliore delle ipotesi, è prendere una bella tabella e cercare dei caratteri cinesi la cui pronuncia alfabetica si avvicini a quella delle sillabe che formano il nome italiano e tatuarveli uno dopo l’altro, perciò, badate bene, quei bei “disegnini” (che alle volte non sono nemmeno belli perché chi li scrive non ha idea di quale sia il giusto ordine dei tratti per farlo…) sono tutto all’infuori del vostro nome cinese.

Nei casi peggiori, ci è capitato di dover tentare di non dire che un tale di nome Valerio aveva un bel tatuaggio cinese, ma quel bel disegno , che si pronuncia wǎn, significa “ciotola” ed è quello usato per designare tipicamente le piccole ciotole cinesi in cui si mangia il riso.

Se non volete quindi finire per avere una bella ciotola di riso tatuata sul corpo per tutta la vita, la cosa migliore che possiate fare è tatuarvi qualcos’altro o chiedere a qualche amico cinese di inventare un nome cinese, vero, per voi!

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